“Freak” dei Love Ghost: una canzone che parla di esseri umani e di identità

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“Freak” dei Love Ghost: una canzone che parla di esseri umani e di identità

Nessuno è nella nostra testa, nessuno può capirci veramente. Agli occhi degli altri siamo tutti strani, tutti eccentrici, perché nessuno, davvero, può entrare nei nostri pensieri. Eppure se qualcuno potesse entrarci nella mente sarebbe lo stesso. Travolto dalla mole di desideri, di passioni, di rancori irrisolti, inconfessati, l’ipotetico ospite si ritrarrebbe inorridito, allucinato, inconsapevole che la stessa cosa vale per lui, che anche lui è tanto strano da generare orrore, diffidenza, terrore, tanto più per chi può avere l’onore di avere accesso alla sua mente. Di questo animale tormentato che è l’uomo parla l’ultima canzone dei Love Ghost, “Freak”.

Ad affiancare il quintetto di Los Angeles in questa narrazione dai tratti esistenziali troviamo gli artisti Kamiyada+ e Original God. Questa collaborazione crea all’interno del brano dei dialoghi interessanti, che rendono in maniera esemplificativa l’idea di caos mentale, di presenza, di domanda e sdoppiamento di cui tutto il brano è profondamente permeato.

Parte senza introduzione, avviando dalla metà un ritornello che scopriremo solo in seguito essere tale. Lo spezzone di ritornello, che parla di volontà di soffocare l’interlocutore, ma anche di qualche dramma che vive solo dentro al narratore, a livello musicale manifesta un crescendo in fade in che culmina nella strofa dove il brano apre.

Qua comincia ad avvertirsi chiaramente il beat che scandirà tutte le fasi di una spiegazione che sembra una lotta, un confronto, un venire a capo. Il basso e la batteria accompagnano la narrazione in cui due voci sembrano alternarsi e che nel bridge si sovrappongono in maniera incessante, quasi schizofrenica. La musica segue questo andamento in cui le identità sembrano confondersi: la batteria metal del bridge infatti è decisamente più aggressiva, composta da una doppia cassa incalzante. Una doppia cassa che scandisce il confronto frenetico di due voci che si parlano l’una sull’altra, l’una dentro l’altra, l’una contro l’altra. Una cassa doppia che fa risuonare più voci, come tutte quelle che incalzano la testa del narratore, che gli fanno ritenere di essere “freak”, strano, eccentrico, quasi perverso.

Le voci, i diversi impulsi, le diverse personalità che vivono non solo dentro il narratore, ma in un certo senso dentro ognuno di noi, sembrano prendere vita, concretizzarsi in identità che urlano le loro esigenze al ritmo scandito ed esigente della batteria, per poi sfogarsi nel ritornello. Cosa vuoi fare di una persona così strana, così allucinata, la cui anima è fuggita via perché non sa dove trovare sfogo? L’ipotetico ospite, divenuto spettatore può avere solo un impulso, quello più vicino al più basilare istinto di sopravvivenza personale. L’istinto alla fuga o all’attacco, all’eliminazione di qualcosa di così strano, pericoloso, fuori dall’ordinario. Ma la lotta è duplice e non chiara. La volontà di eliminazione è reciproca. Il ritornello è rotto non casualmente da un growl che sostiene, accompagna una parte più parlata e rappata per poi esaurirsi in essa. La contesa sembra acquietata, i drammi risolti, i contendenti capaci di esporre le proprie visioni, così come i propri drammi e le proprie passioni, in maniera più quieta e diplomatica. Eppure non è che un’illusione, o una breve tregua, interrotta da fill di doppia cassa che preludono a urla in screaming. Essi ci lasciano intuire una lotta che ancora perdura. Lotta riaffermata nella chiusura che riprende il ritornello e che fa finire la canzone esattamente come è iniziata.

Perché nonostante il diverbio ed il confronto nulla è risolto, siamo sempre uguali a noi stessi, sempre strani ed eccentrici, sempre diversi dagli altri, sempre in lotta con il mondo e forse, ancora più intimamente, con noi stessi, con le nostre passioni contraddittorie e divisive, con i nostri differenti impulsi. È infatti possibile pensare che la lotta descritta tra un “io” strano, maledetto, e un “tu” spettatore animato da una forza di eliminazione tale da farlo diventare “amico del demonio”, non sia che una lotta interna all’individuo stesso. Una lotta tra chi l’individuo è davvero e chi sente di dover essere, forse, o una lotta tra i diversi elementi che, pur contraddittori, vivono dentro ognuno di noi e a volte premono per avere la meglio. Eppure questa lotta sembra destinata a non risolversi mai, in una diatriba che non può placarsi e che spiega perché la canzone si chiude come è iniziata. Questa canzone sembra parlare, a diversi livelli del nostro destino: il destino di esseri umani che faticano ad essere davvero se stessi, ma anche il destino di esseri umani le cui pulsioni sono naturalmente multiple e differenti e che, in nome di una limitante e circoscritta “Identità”, ne mortificano una gran parte, lasciandole mute ma sempre latenti.

Link Spotify:

https://open.spotify.com/album/3jDYEaquVK8NL2LWDYBvpH

Web links:

Website: https://www.loveghost.com

Apple Music: https://music.apple.com/us/artist/love-ghost/345566313

Instagram: https://www.instagram.com/loveghost_official

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