Franco Giaffreda – il suo album “Apologia di un destino comune”

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Franco Giaffreda – il suo album “Apologia di un destino comune”

Franco Giaffreda, lecchese classe 1970, è un chitarrista (e non solo) di grande esperienza che vanta collaborazioni davvero importanti (due album con Fabio Concato) e il merito di aver fondato e fatto parte degli Evil Wings, band italiana hard rock progressive attiva principalmente dalla fine degli anni ’80 fino all’inizio del nuovo secolo. Successivamente lo troviamo nei Supernova, nei Biglietto per l’Inferno e nei Get’em Out. Come solista non è questa la prima esperienza studio per Giaffreda: infatti, dopo il primo album (Angeli nel Vento) del 2004, sono stati due i lavori pubblicati dall’esperto chitarrista (Queen of the Highway, un EP del 2016 e Gli Strani giorni di Noi Nessuno, LP del 2019).

Apologia di un destino comune è quindi la quarta opera della sua discografia solista. Si tratta di un album, edito da NoiNessUNO Records, composto da 13 tracce dove troviamo Giaffreda alla voce, alle chitarre, al flauto e al mellotron. Al basso e alla batteria rispettivamente Andrea Papini e Walter Rivolta.
È ovviamente una raccolta di brani (composti nel primo mese di lockdown del 2020) con un’anima strumentale, molto rock progressive, e testi incentrati su esperienze legate alla vita nel periodo Covid-19 oltre che, ovviamente, la chitarra elettrica come protagonista del mix che, con molta disinvoltura, si muove da una sfumatura all’altra dei generi a cui il Giaffreda è più affezionato senza mai far mancare riff ricercati e deliziosi assoli.

2020, il primo brano, è uno strumentale dove l’artista sfoggia la sua invidiabile tecnica già dalle prime battute condita da una saggia dose di effetti. Una traccia di presentazione o, meglio, una vera intro alla prima traccia, Contro Corrente, dove si parte subito senza preamboli. I ritmi sono molto intensi che accompagnano un testo di speranza e si alternano ad assoli con wah che si smaterializzano di fronte ad un ritorno di arpeggi molto delicato che costituiscono il riavvio del pezzo dopo lo special.

Oltre la tempesta tiene viva, con i suoi bpm, la tensione del primo pezzo sembrando quasi la prosecuzione naturale dello stesso. Ci ricorda il rock metal degli anni ’80 a differenza della successiva Niente ha più senso dove sentiamo molto lo stile del decennio successivo con piacevoli richiami allo stile dei RHCP con testo più sentimentale.

Il momento delicato arriva alla traccia n. 5 con Solo le nuvole. Tanta malinconia accompagnata da languidi suoni che prendono man mano ritmo senza snaturare il mood del cantato. Un brano che chiude in fade-out ma che avremmo potuto ascoltare per decine di minuti!

Interessante invece Incredibile realtà col suo avvio che ti proietta, con la mutazione tipica dei sogni, in un viaggio sonoro e a tratti psichedelico come intermezzo dell’album che poi improvvisamente si compatta in Re-legati, la short track del disco.

Comincia il “secondo tempo” dello spettacolo con Di chi è la colpa, un pezzo dall’anima double face con una partenza che ci ricorda il sound del rock a cavallo fra gli anni ’80 e ‘90 (ricorda Bon Jovi anche a voi?) per svoltare in un heavy rock più simile allo stile degli storici Guns and Roses. Speriamo il buon Giaffreda sia d’accordo con noi… altrimenti ci ha già avvisati nel pezzo: lui “comincia a sparare”!
Cambia decisamente l’umore con Nel Silenzio dove esce fuori un lato diverso dell’anima artistica del chitarrista lecchese che butta nella mischia un pezzo, solo apparentemente, fuori del contesto dell’album visto che poi in Momenti si prosegue con lo stesso spirito, in un ambiente etereo e soave, a tratti magico. È chiaro che in questa seconda parte del disco l’artista ha voluto ricreare il momento introspettivo e più tipico di un cantautore.

In Invisibile vampiro apprezziamo forse il rock più “potente” del disco con un finale davvero trionfale. Questo brano lo abbiamo ascoltato una seconda volta prima di “sospenderci” fra le stelle nella penultima, e lunga, traccia di questa opera del Giaffrida che ha tutte le carte in regola per essere definita come concept album.

Vaganti nel firmamento apprezziamo una chitarra dal sound e dal tocco che strizzano l’occhio al Brian May solista e, nella parte finale, al David Gilmour più conosciuto senza cadere nella mera imitazione. Il brano ci coccola fra le sue braccia da ballata di fine disco. Sembrano stelle viste dall’alto anche i nostri accendini accesi e proiettati verso il cielo… non potevamo resistere! Vola rapidamente comunque il timing della lunga traccia (oltre 7 minuti) seppur fluttuanti nell’incantata volta celeste.

2020, un brano che ci ricorda l’anno di fattura dei pezzi; Apologia di un destino comune un brano che ha lo stesso nome del titolo del disco. Due importanti elementi che contraddistinguono un LP richiamati dai titoli dei brani in testa e in coda alla lista. In quanti di voi se ne erano accorti prima di leggere queste righe? Comunque… tre minuti netti, nemmeno un istante di più, per forse quello che è il brano più intenso di tutta l’opera: una dedica (cantata) alla vita che cambia con l’arrivo di quella pandemia che finirà sui libri di storia delle generazioni future. Un gran finale. Bravo Franco!

Link Streaming: https://open.spotify.com/album/3yFYuN9Qmp4NWrGP5V751P

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