“Grande” è il nuovo singolo di Emanuele Tavano, un brano che attraversa il tempo e le trasformazioni personali dell’artista, nato da un’idea scritta anni fa e oggi ripensato attraverso una veste sonora più energica e intensa. Tra influenze pop-cantautorali e aperture rock, il pezzo racconta anche un percorso creativo fatto di ricerca, autenticità e continua evoluzione musicale.
Emanuele Tavano ci racconta della nascita del brano, del rapporto tra scrittura e produzione e dell’importanza del confronto artistico all’interno del proprio percorso.
Come nasce una tua canzone dal punto di vista creativo?
“Preferisco sempre partire dalla musica, è un qualcosa che coincide perlopiù con il mio istinto. Ho bisogno di concedermi un ascolto approfondito di una sequenza di note/accordi, di conseguenza necessito di appoggiarmi su una linea melodica fluida ed intrigante. Dopodiché, mi accingo a scovare nella mia mente le parole ideali che, secondo me, vengono suggerite dalla musica stessa, al pari delle tematiche. Soprattutto nella fase embrionale mi lascio guidare dal mio desiderio di esprimere naturalezza ed autenticità con una chiave efficace”.
Quanto tempo hai lavorato su “Grande” tra scrittura e produzione?
“Ho impiegato in totale alcuni mesi di tempo con una lunga interruzione della durata di qualche anno. Verso il termine della mia parentesi adolescenziale scrissi la sequenza melodica – attraverso una chitarra – ed il testo. La produzione, invece, è decisamente più recente e ha generato delle modifiche sostanziali riguardanti in larga misura il concetto musicale, perché ‘Grande’ in origine non conteneva il sapore rock che poi è stato aggiunto all’impronta pop-cantautorale. Mentre sul versante adiacente ho scelto di sistemare leggermente la lirica, evitando di scombussolarla”.
Hai rivisitato il brano nel tempo: cosa è cambiato rispetto alla versione iniziale?
“La stesura più genuina di ‘Grande’ risultava meno energica e dirompente, se paragonata alla successiva pubblicazione. Ad un certo punto, siccome non disdegno affatto l’ipotesi di una sperimentazione pur mantenendomi fortemente legato al pop inteso come popolare, ho intravisto la possibilità di trasformare il brano in mio possesso in una sorta di vortice scoppiettante. Penso sia giusto ogni tanto affacciarsi alla finestra e circumnavigare il proprio recinto per non assopirsi, anche se indubbiamente è stato preziosissimo il contributo di Emanuele Proietti, il produttore artistico con cui collaboro”.
Come gestisci il processo di revisione dei tuoi testi?
“Le revisioni, in realtà, non sono particolarmente frequenti nel mio caso. Più che altro, nel corso delle creazioni, non mi accontento nella maniera più assoluta dei primi termini che balenano all’interno del mio cranio. Tento costantemente di scavare in profondità, perché di certo non intendo consentire alla banalità di tramutarsi in una compagna di viaggio per il sottoscritto. Tutto deve essere curato nei minimi dettagli e apparire allo stesso tempo abbastanza semplice. Come se fosse alla portata di chiunque, senza dimenticarsi di accettare i limiti e gli errori”.
Preferisci lavorare in solitudine o in team?
“La solitudine spesso mi appaga, sebbene in passato la temessi eccome. Tuttavia, il mio obiettivo principale è la costruzione di un’ampia comunità di esseri umani e ciò non può esistere se mancano le giuste unioni. Io sono un cantautore e non devo occuparmi di tutto, ciascun progetto richiede ruoli specifici oltre che una corretta ed equilibrata visione d’insieme. Il motto non cambia mai: poche e valide persone, pure a costo di sviluppare ribaltamenti”.
Quanto è importante il confronto con il produttore?
“Come comunicato sopra, per me quella del produttore artistico è una figura cruciale. Fortunatamente ho trovato un professionista con cui riesco a lavorare stabilmente percependo in parte appagamento. Gli arrangiamenti delle mie canzoni rappresentano il risultato di un collegamento che mi è d’aiuto per crescere, faticando non poco. Io ed Emanuele Proietti (il produttore artistico, ndr) abbiamo varie sfumature differenti tra loro, ma ci accomuna la ricerca della qualità in un panorama non di rado davvero degradante. Lui è un punto di riferimento e non ci sovrastiamo a vicenda”.







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