Saggezza, eleganza e forza femminile: Anastasia Anniemore 24 si racconta con “Tango”

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Saggezza, eleganza e forza femminile: Anastasia Anniemore 24 si racconta con “Tango”

Nel panorama musicale contemporaneo, Anastasia Anniemore 24 continua a tracciare un percorso unico e sarto-riale, guidando dietro le quinte un progetto imponente come 30 brani per 30 voci. Con l’uscita del nuovo singolo Tango — estratto dal secondo capitolo Un bacio di fortuna (Vol. 2) e interpretato con intensità da Dalia —, l’autrice e direttrice artistica esplora le dinamiche di coppia da una prospettiva squisitamente femminile, dove la consapevolezza e la misura diventano strumenti di vera guida emotiva.

In questa intervista per EVRA PRESS, Anastasia ci porta al centro della sua poetica: dal significato profondo di Tango al messaggio di amore e responsabilità che trasmette, fino ai dettagli sui prossimi capitoli sonori che la vedranno esplorare nuove sonorità pop ed elettroniche.

Ciao Anastasia, benvenuta e grazie per essere con noi. Cominciamo parlando del tuo nuovo singolo estratto dall’EP “Un bacio di fortuna (Vol. 2)”: ci racconti qual è il titolo e di cosa parla questo brano?

Il singolo trainante dell’EP per il mese di giugno è “Tango”, interpretato da Dalia. Ogni volume del progetto raccoglie cinque singoli, cinque voci e cinque mood diversi, come un ventaglio di piccole novelle musicali che parlano delle stesse grandi emozioni, ma da prospettive differenti: amore, speranza, paure, delusioni, gioie e dolori.

Anche “Tango” nasce dentro questa idea: è un brano che guarda alle dinamiche di coppia dal punto di vista femminile, attraverso la voce di una donna ormai cresciuta e consapevole, che prova con saggezza a tenere in equilibrio due mondi che si avvicinano e si allontanano continuamente. È una riflessione sul movimento affettivo, su quel “due passi in avanti e uno indietro” che spesso caratterizza le relazioni quando diventano davvero vive.

La traccia “Tango” ribalta la classica dinamica di questa danza, mettendo la figura femminile al centro della guida della relazione. Che tipo di ispirazione (letteraria, personale o di osservazione reale) hai avuto per la scrittura di questo testo?

L’ispirazione è nata soprattutto dall’esperienza della vita, dall’osservazione reale delle relazioni e da alcune frasi che mi accompagnano da sempre. Penso spesso al brano di Mia Martini, “gli uomini sono figli delle donne”: per me contiene una verità profonda, perché anche gli uomini hanno paure, ossessioni, fragilità, solo che spesso non le dicono apertamente.

In questo senso, credo che molte dinamiche di coppia nascano proprio da lì: dal bisogno di trovare nell’altra persona una conferma, una presenza capace di condividere dubbi e non solo certezze. C’è anche quell’idea, molto antica ma ancora attuale, per cui dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna. Io però la leggo soprattutto come responsabilità e potere femminile: quando una donna prende consapevolezza della propria forza, può aiutare non solo se stessa a ritrovarsi, ma anche la relazione a trovare un’armonia più vera.“Tango” nasce da questa visione: non come una danza di dominio, ma come un incontro in cui la donna non subisce il movimento, bensì lo guida con coscienza, misura e sensibilità.

Mi interessa più un riferimento moderno come Lisbeth Salander in Millennium: una donna che non appare “tradizionalmente” guida, ma che in realtà ha una forza mentale e morale capace di orientare l’uomo e di cambiare il corso della relazione. È il tipo di femminilità che mi interessa in “Tango”: non una donna dominante in modo plateale, ma una presenza consapevole che tiene insieme, corregge e dà direzione.

Attraverso l’intensa interpretazione di Dalia e le atmosfere del pezzo, qual è il messaggio principale che vuoi far arrivare a chi ascolta?

Il messaggio è che la donna può cambiare le cose con l’amore, non con la forza. E, se l’avvicinamento non è possibile, anche il distacco può essere un gesto d’amore.

Che cosa rende “Tango” e questo secondo capitolo del tuo progetto diversi dalle produzioni e dai brani pubblicati in precedenza?

È un brano più classico, con un DNA forte della canzone italiana. Qui non c’è stata ricerca di innovazione sonora: rispetto ad altri miei brani, in cui ho osato di più nella sperimentazione in produzione, hanno contato soprattutto la voce importante e brillante di Dalia, la sua interpretazione sentita, la forza del testo e l’orecchiabilità della melodia. Oggi fare qualcosa “come una volta” richiede numeri veri: avere la voce, curare con attenzione ogni traccia musicale, costruire un arrangiamento sapiente. Ripetere un approccio sartoriale di quel tipo è davvero difficile, perché bisogna avere materiale di qualità.

Il tuo è un cantiere creativo sempre aperto: oltre a questo singolo e all’uscita dell’EP, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali e i futuri volumi in cantiere per “30 brani per 30 voci”?

Il progetto è molto ampio e durerà un anno intero: sono previsti 6 EP da 5 singoli ciascuno. I primi 2 EP sono già usciti, il terzo volume arriverà l’11 settembre e sarà molto diverso dai precedenti, più orientato verso pop elettronico, synth pop e pop-ambient. Sono generi che in italiano hanno ancora pochi esempi, ma anche le voci che vi presenterò faranno capire quanto l’Italia sia ricca di tesori nascosti: la mia funzione è scoprirli e valorizzarli facendoli cantare nei miei brani. Non vi annoierete, promesso.

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