Digaonthemic racconta “Cantautorap”: «Per me il testo viene prima di tutto»

Evrapress Magazine

Attualità, Moda, Eventi, Sport nel mondo

Music

Digaonthemic racconta “Cantautorap”: «Per me il testo viene prima di tutto»

Digaonthemic racconta la nascita di Cantautorap, un album che supera i confini del rap per costruire un linguaggio personale, dove il peso delle parole incontra sonorità capaci di spaziare tra cantautorato, rock, reggae e urban. Un progetto che nasce da una visione chiara, sviluppata insieme a produttori e musicisti senza perdere identità lungo il percorso.

In questa intervista per Evra Press, l’artista ripercorre il lavoro dietro il disco, soffermandosi sul fondamentale contributo di James Cella, sul significato delle collaborazioni con Mari Sugli Alberi, Nez Brown ed Elia e sul metodo creativo che mette sempre il testo al centro della composizione. Un confronto che svela anche le influenze musicali che hanno plasmato Cantautorap e lo sguardo rivolto al futuro, dove saranno ancora una volta le canzoni a indicare la strada.

L’album attraversa sonorità differenti mantenendo comunque una forte coerenza. Come avete lavorato per evitare che le contaminazioni diventassero dispersione stilistica?
Direi in maniera naturale, avendo scritto prima ancora di ascoltare le strumentali, sono riuscito a definire una direzione, sono stati bravissimi i produttori a seguire metriche e melodie, valorizzando la mia visione, facendo suonare in maniera coerente l’intero album.
È stato davvero bello poter lavorare sia con un produttore che con una band.

Quanto è stato importante il confronto con James Cella durante la costruzione delle produzioni? Ci sono brani che hanno cambiato completamente direzione durante il lavoro in studio?
James Cella è un fratello maggiore, mi conosce da più di 15 anni, senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile avendo prodotto 6 tracce, registrato, mixato e masterizzato l’intero album. È stato bello farlo lavorare in maniera diversa registrando metriche e melodie dandogli una direzione da seguire, facendogli capire la mia visione.
Credo che il risultato possa renderci felici, perché ha fatto un lavoro fantastico, nessun brano ha cambiato direzione.

Le collaborazioni con i Mari Sugli Alberi, Nez Brown ed Elia sembrano avere un ruolo preciso all’interno del racconto. Hai scelto i featuring pensando alle persone o alle canzoni?
Con i Mari e un sogno che si realizza per entrambi, dal canto mio ho avuto la fortuna ed il piacere di lavorare per la prima volta con una band, per loro invece era la prima volta che producevano e registravano dei brani propri . Tutto era partito da una canzone, poi in un baleno ci siamo ritrovati con 3 brani pronti, devo dire che hanno fatto un lavoro eccezionale, dando stile, freschezza e ritmo ad un terzo del progetto.
Con Nez Brown, avendo condiviso 4 album e più di dieci anni di musica con il gruppo The Fox, era doveroso coinvolgerlo, è un amico d’infanzia, abbiamo condiviso un sacco di esperienze insieme oltre alla musica, la sua strofa ha alzato il livello del brano.
Mentre con Elia c’è un amicizia che dura da tantissimi anni ma soprattutto una stima artistica nei suoi confronti, è lui che ha creato il mio nome d’arte, durante un suo concerto, ha pronunciato quelle parole che subito mi hanno catturato, lui ha portato una ventata di Dance hall all’interno dell’album.

Quando immagini un nuovo brano, senti prima il ritmo, la melodia o le immagini che vuoi raccontare?
Penso prima a cosa vorrei dire, poi con le parole creo delle immagini ed infine cerco di mettere in melodia il concetto.
Altre volte invece seguo il flusso di coscienza senza una logica precisa.

Ci sono influenze musicali che oggi entrano inconsapevolmente nelle tue produzioni, anche se appartengono a mondi molto lontani dal rap?
Be ogni giorno ascolto un sacco di musica, credo che si venga influenzati in maniera inconscia tutti i giorni da qualsiasi cosa, la musica fa parte della mia quotidianità senza alcun limite di genere, in questi anni rap italiano, cantautorato, rock e reggae sono stati i generi che più mi hanno influenzato.

Quanto è importante, per te, che ogni produzione lasci spazio al testo senza trasformarsi in un semplice esercizio di tecnica sonora?
Sono cresciuto con i mostri sacri degli anni 90, artisti che hanno scritto la storia della musica in Italia, per me il testo è importantissimo, alle volte anche più della strumentale stessa.

Dopo “CANTAUTORAP”, c’è una direzione musicale che senti di voler esplorare maggiormente oppure preferisci lasciare che siano le canzoni a decidere il percorso?
Credo che non siamo noi a scegliere la musica, ma lei a scegliere noi, la musica ti passa attraverso.
Cercherò di fare in maniera naturale ciò che ho sempre fatto, cercando di creare sempre qualcosa di nuovo con la mia impronta.

redazione 1 Author
Sorry! The Author has not filled his profile.
×
redazione 1 Author
Sorry! The Author has not filled his profile.
Latest Posts

Comment here