Con “La danza umana”, il nuovo singolo registrato tra Piacenza e gli Abbey Road Studios di Londra, Manuela Dia mette insieme canzone d’autore e sonorità latinoamericane per raccontare l’essere umano, le sue contraddizioni e il suo continuo cambiamento. Un brano in cui ritmo, parole e movimento diventano parti dello stesso racconto. Ne abbiamo parlato con lei, partendo proprio dalla scelta musicale che accompagna questa riflessione sulla condizione umana.
Per raccontare una riflessione sulla condizione umana hai scelto sonorità latinoamericane. Da dove nasce questo accostamento?
Perché le sonorità latinoamericane sono un incontro tra ritmi africani, risonanze pre-colombiane e armonie europee. Nel mio album convivono pacificamente jazz, pop, bossa nova, blues, morna capoverdiana, son cubano, swing e canzone d’autore. Una fusione perfetta per una narrazione che voglia varcare i confini della noia.
Il ritmo invita quasi fisicamente al movimento, mentre il testo porta verso una lettura più critica. Quanto cercavi questo contrasto?
Io non l’ho mai cercato questo contrasto, e se è presente non è stato intenzionale. La Danza è espressività, movimento, aggregazione sociale. Anche il pensiero critico non dovrebbe mai stare fermo, ma evolversi sempre.
Quali riferimenti musicali hanno accompagnato la costruzione dell’arrangiamento?
Dipende, ogni mio brano è una storia a sé. Io gli ho solo cucito addosso l’abito che meglio lo rappresentava. La canzone d’autore è molto cambiata e fortunatamente è uscita da certi
schemi che la volevano relegata al cliché chitarra e voce per essere credibile. Esistono altre forme d’espressione musicali che non penso penalizzino il racconto, anzi lo valorizzano.
C’è stato il rischio che la componente ritmica rendesse meno evidente il significato delle parole?
Spero di no. Il ritmo può solo arricchire una canzone e non togliere, a mio parere personale.
Quanto cambia il tuo modo di cantare quando la voce deve confrontarsi con una struttura musicale così dinamica?
Cambia moltissimo, ma è molto stimolante. È una sfida continua. Del resto, tutte le cose più belle ti tolgono il respiro.
Pensi che il corpo possa comprendere una canzone prima ancora che ne venga colto pienamente il testo?
Io credo di sì. La mente influenza il corpo e viceversa, comunicano tra loro, sono profondamente interconnessi.







Comment here