Con “A METÀ (Fall in Between)”, Sissy Castrogiovanni racconta una condizione che ha segnato profondamente il suo percorso personale e artistico: vivere tra due Paesi, due culture e due idee di casa. Il nuovo singolo nasce infatti dall’esperienza maturata lontano dal luogo in cui è cresciuta e dal rapporto con quelle distanze che, con il passare degli anni, sono diventate parte della sua identità.
Partenze, ritorni, legami familiari e nuove relazioni si intrecciano in un brano particolarmente intimo, nel quale il sentirsi “a metà” non rappresenta soltanto una divisione, ma anche la possibilità di riconoscersi contemporaneamente in mondi differenti.
Tra la nostalgia per ciò che si lascia e la ricchezza di ciò che si incontra, l’artista ripercorre un’esperienza che ha trasformato il suo modo di guardare se stessa e ha trovato, inevitabilmente, spazio anche nella sua musica.
“A METÀ (Fall in Between)” nasce dalla sensazione di appartenere a due luoghi. Quando hai capito che questa condizione era ormai diventata parte di te?
Non c’è stato un momento in particolare, è una cosa di cui ho preso coscienza nel tempo. A un certo punto ti guardi indietro e capisci che senza l’una o senza l’altra saresti incompleto.
Nel brano racconti cosa significa sentirsi a casa in due Paesi, senza però appartenere fino in fondo a nessuno dei due. È una sensazione che avverti anche nella vita di tutti i giorni?
Soprattutto nella vita di tutti i giorni. E’ proprio la quotidianità delle cose che ti fa sentire “A Metà”.
Hai descritto la scelta di trasferirti dall’altra parte del mondo come una sorta di “patto con il diavolo”. Qual è stata la rinuncia più difficile e cosa, invece, ti ha dato questa esperienza?
Andarsene dall’altro lato del mondo significa che lasci il posto dove sei nato, cresciuto, e dove hai probabilmente i legami più stretti. Ti perdi un sacco di cose, non ci sei nei momenti brutti e non ci sei nei momenti belli. Il tempo passa e ti rendi conto che le persone che ami di più non te le stai vivendo.
Di contro, questa esperienza mi ha dato modo di conoscere e confrontarmi con culture diverse, provenienti da ogni parte del mondo, imparando tantissimo sia dal punto di vista personale che artistico e musicale. Il modo di pensare si espande e capisci che il tuo punto di vista in realtà è un puntino minuscolo accanto a molti modi diversi di vedere e affrontare le cose. Costruisci attorno a te un’altra dimensione molto più ampia che prima sconoscevi.
Ho stretto dei legami fortissimi con persone che condividono con me lo stesso sentirsi “A Metà”, e anche per questo oggi sono diventate la mia famiglia internazionale, e adesso non ho più solo una “casa”, ma ne ho 2.
Nel testo usi un’immagine molto forte, quella di qualcosa che “ti anestetizza l’anima”. Da dove nasce questa espressione e cosa significa per te?
Mi collego a quello che dicevo prima, andare via significa che di fatto non ci sei nel posto dove probabilmente ci sono le persone che ami di più. Non ci sei per condividere la gioia di un momento speciale, e non ci sei per condividere i pianti di un momento triste. Si, c’è sempre la telefonata o la video call e con il cuore sei li. Ma di fatto appena chiudi il telefono il tuo cervello “switcha” e si dirige verso la prossima task che dovevi fare. E il dolore è tanto, ma non hai tempo nè di processarlo nè di piangerti addosso, perchè “the show must go on” come si dice in America, e quindi continui come un treno e amen. Nella canzone dico “ti anestetizza l’anima” perchè dopo un pò questa cosa diventa semplicemente normale, ti abitui, ci fai due battute sopra e dopo un pò cominci a pensare di essere quasi insensibile – anche se infondo non è affatto cosi.
E la beffa è che adesso che hai due case, questo discorso vale sia da un lato che dall’altro, non te ne esci più!
Con il tempo anche una condizione vissuta inizialmente come una divisione può diventare una ricchezza. Quando hai iniziato a vedere le tue due “metà” come parti della stessa persona?
Quando ho realizzato che ormai non si tornava più indietro. Non che volessi farlo! Semplicemente a un certo punto ho capito che tutto quello che ho acquisito negli anni ormai fa parte di me e sempre lo farà – e piuttosto che sentirmi o l’uno o l’altro in base al posto in cui ero, ho iniziato a sentirmi sia l’uno che l’altro, insieme. E questa cosa di conseguenza si è manifestata anche nella mia musica.
Credi che avresti potuto scrivere “A METÀ” nello stesso modo senza aver vissuto in prima persona le distanze, le partenze e i ritorni?
Assolutamente no. Di tutti i brani che ho scritto negli ultimi 15 anni, A METÀ é probabilmente il più intimo in assoluto, l’unico pezzo dove faccio veramente fatica a cantare, o anche solo a parlarne senza farmi interrompere da qualche lacrima.







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