Sguardi aperti sul futuro e sull’ispirazione: un percorso tra note, ricordi e visioni sonore autentiche

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Sguardi aperti sul futuro e sull’ispirazione: un percorso tra note, ricordi e visioni sonore autentiche

Uno spazio di riflessione e scoperta curato per i lettori di Evra Press, in cui l’artista ripercorre le tappe fondamentali della propria evoluzione sonora e personale. Un dialogo incentrato sulla ricerca della leggerezza, sulla forza delle ispirazioni quotidiane e sui progetti futuri che attendono l’ascoltatore.

Benvenuta e grazie per aver accettato questa intervista. Cominciamo parlando del singolo. Qual è il titolo e di cosa parla?

La molla è stata il mio lavoro con le coppie. Dopo aver visto tanti primi balli, a un certo punto mi sono chiesta: “ma cosa succede quando quella musica finisce?”

Perché il matrimonio finisce, gli invitati tornano a casa, ci si tolgono le scarpe e rimangono semplicemente loro due. E lì comincia la vita vera: il divano, il caffè, i piccoli litigi, le abitudini, il prendersi cura dell’altro.

È proprio quello che volevo raccontare. Che forse l’amore più grande non è nei gesti che tutti vedono, ma in quelle piccole cose che fa qualcuno perché ti conosce davvero.

Che tipo di ispirazione hai avuto per questa canzone?

Io sono molto osservatrice. Mi capita di vivere una situazione, sentire una frase o vedere una scena e pensare: “questa me la devo ricordare”.

Non mi siedo quasi mai davanti a un foglio pensando “adesso scrivo una canzone”. Prima arriva qualcosa che mi emoziona, anche una cosa apparentemente piccolissima. Poi magari passa qualche giorno e quella scena continua a tornarmi in mente. E allora capisco che forse lì dentro c’è una storia.

Mi piace proprio questo: prendere qualcosa che sembra normale e provare a scoprire che emozione nasconde.

Qual è il messaggio principale che vuoi che gli ascoltatori ricevano da questa canzone?

Credo che desidererei un po’ più di leggerezza. Per me, ma forse anche per tutti.

Vorrei che imparassimo a non aspettare sempre qualcosa di enorme per sentirci felici. A volte abbiamo davanti delle cose bellissime e siamo talmente concentrati su quello che manca che non ce ne accorgiamo nemmeno.

Forse la mia bacchetta magica servirebbe proprio a questo: farci riconoscere la bellezza mentre la stiamo vivendo, e non soltanto quando è diventata un ricordo.

Che cosa rende questo singolo diverso dal tuo lavoro precedente?

In realtà la mia storia con la viola è un po’ particolare, perché io la viola non la amavo proprio.

Io volevo suonare il violoncello e mi sono ritrovata a studiare uno strumento che non avevo scelto. Però, guardandomi oggi, penso che anche quella sia stata una tappa importante, proprio perché mi ha insegnato che non sempre la strada che immaginiamo è quella che poi ci porta dove dobbiamo arrivare.

Musicalmente, invece, mi sento molto vicina al pop e al cantautorato italiano. Cesare Cremonini è sicuramente il riferimento che sento più forte: adoro il suo modo di prendere una cosa semplice, quotidiana, e riuscire a trasformarla in qualcosa che ti rimane dentro. È una scrittura che mi emoziona tantissimo e che sento vicina anche al modo in cui cerco di raccontare le mie storie.

Oltre a questo singolo, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali?

Adesso voglio soprattutto far vivere questa canzone. Mi piacerebbe cantarla dal vivo, incontrare le persone che l’hanno ascoltata e vedere se riescono a ritrovare dentro quelle parole qualcosa di loro.

E poi voglio continuare a scrivere. Ho tante cose ancora da raccontare e non voglio avere fretta di decidere già quale sarà la prossima tappa. Per una volta voglio godermi il viaggio, una canzone alla volta.

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