Con il singolo “Zajal”, Adriano Formoso celebra il potere della musica come ponte tra culture, intrecciando melodie italiane e arabe in un dialogo sonoro unico. Cantautore e psicoeducatore, Formoso ripercorre la sua evoluzione artistica, dall’esordio con “Obiezioni di coscienza” nel 1999, fino alla maturità raggiunta con brani definiti “canzoniterapie”.
“Zajal” invita alla riflessione collettiva, alla pace e alla comprensione tra i popoli, dimostrando come il silenzio, le pause e le emozioni condivise possano trasformare comunità e abbattere barriere. Una celebrazione di armonia e speranza per un futuro più unito.
Come è cambiata la tua visione del mondo e della musica negli anni, e in che modo questo si riflette in “Zajal”?
Penso che il mio essere cantautore sia cambiato con il cambiamento della realtà e delle esperienze nell’arco della mia vita sino ad oggi. Quando è stato pubblicato da RTI Music il mio primo album “Obiezioni di coscienza” nel 1999 ero un ragazzo che sognava molto e con particolare attenzione al mondo interiore e alla mia spiritualità, già cinque anni dopo con l’album “Cosa suona il mondo” della Columbia Sony Music ero sia cresciuto musicalmente e rispetto ai contenuti ero più incline a parlare del femminile, delle passioni e del sociale in un periodo molto vissuto in prima persona tra amori travagliati e il mio ruolo professionale psicoeducativo. Erano gli anni in cui lavoravo al Beccaria, l’Istituto di Pena Minorile di Milano. Oggi le mie canzoni sono state definite dal Tg2 Rai canzoniterapie proprio perché la maggior parte nascono con uno scopo prettamente informativo, utilizzando frequenze e accordature neuropsicofoniche e con l’intento di agevolare un arricchimento psicoeducativo.
Come immagini un dialogo musicale tra tradizioni così diverse come quella italiana e araba?
Con Zajal mi è venuto d’istinto immaginarlo.
La musica è anche una scienza e non solo ha il potere di unire popoli e culture ma anche di generare composizioni che nascono dall’unione di suoni e sviluppi armonici. Può cambiare il timbro e il tipo di sonorità ma le note e le leggi che governano la musica sono uguali per tutta la fisica acustica.
Quali sono le tue speranze per il futuro dell’integrazione culturale in Europa e nel mondo?
Che si possa aumentare verso chi ne è carente la formazione e l’informazione, la possibilità di acculturare tutte le persone che cercheranno di integrarsi laddove vi sono delle disincrasie valoriali, culturali e umane.
Credi che le emozioni collettive possano influenzare la pace e la comprensione tra i popoli?
Assolutamente si se si pensa e osserva la realtà attraverso determinati valori umani. Come racconto nel Formoso therapy Show, le emozioni sono il risultato dei pensieri e pertanto si può ipotizzare che a pensieri comuni possano svilupparsi emozioni comuni.
Qual è il ruolo del silenzio o delle pause nella tua musica e nel messaggio di “Zajal”?
Il silenzio e le pause sono nelle mie canzoni parti integranti degli arrangiamenti e della complessiva opera. Il silenzio racconta, evoca come la musica sonora. Il silenzio in un essere senziente, è per me un silenzio musicale.
Cosa ti piacerebbe che le persone provassero dopo aver ascoltato “Zajal”?
Mi piacerebbe che condividessero le loro emozioni e i loro pensieri collettivamente, sui social e ogni forma che ci consenta di comunicare tra le persone messaggi di pace e sostegno all’amore piuttosto che l’odio.
In che modo pensi che la collaborazione e la comprensione tra culture diverse possa trasformare le comunità locali?
Partendo dagli assunti di base dei bisogni umani e soddisfacendo i vari processi di adattamento degli individui per vivere il più possibilmente senza nevrosi, paure e sentimenti di rifiuto.
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