A pochi mesi dal brano Nonostante tutto e tutti, Massimo De Simone torna con “Terrastronave”, una traccia di rottura che fonde rigore scientifico, slancio etico e sperimentazione sonora. Attraverso una potente metafora che ridisegna la Terra come una creatura viva e organica in viaggio verso l’infinito, il cantautore affronta i temi dell’inquinamento, dei conflitti e dell’isolamento dell’uomo contemporaneo, proponendo un’opera visiva e sonora rivoluzionaria grazie anche all’uso narrativo dell’Intelligenza Artificiale. In questa intervista per Evra Press, Massimo De Simone ci guida all’interno della sua poetica “astrofisica”, rivelando la genesi del nuovo singolo e anticipando i prossimi capitoli di questo ambizioso viaggio concettuale.
Massimo, benvenuto su Evra Press. Il tuo nuovo singolo si intitola “Terrastronave”: ci spieghi la metafora che si nasconde dietro questo titolo e in che modo dipinge la Terra come una creatura viva e organica?
Il titolo “Terrastronave” racchiude il cuore di una rivelazione: la Terra non è un freddo sasso inanimato scagliato a caso nel vuoto cosmico. Al contrario, è una vera e propria creatura viva. La metafora capovolge la nostra percezione di solitudine nell’universo. Non stiamo vagando alla deriva; siamo tutti passeggeri di un’immensa astronave organica che ci trasporta uniti verso una meta superiore, precisa e ancora misteriosa. Comprendere questo significa smettere di vivere come entità isolate e riscoprirci parte di un unico, meraviglioso viaggio corale verso l’eternità.
La tua poetica viaggia da sempre tra rigore scientifico e slancio onirico. Che tipo di ispirazione, tra astronomia, fisica e osservazione di un mondo ferito da conflitti e inquinamento, ti ha spinto a scrivere questa canzone?
L’anima di “Terrastronave” nasce esattamente dal cortocircuito tra l’immensità ordinata dell’universo e il caos del nostro quotidiano.
Guardando alle leggi dell’astrofisica, ci si rende conto che stiamo viaggiando tutti insieme su una magnifica e perfetta astronave organica. Guardando invece alle ferite della Terra, lacerata dall’inquinamento e dai conflitti, si vede un equipaggio disorientato che sta distruggendo la propria casa, dimenticandosi la rotta.
Il brano usa il rigore scientifico proprio per innescare un disperato slancio onirico ed etico: guardare lo spazio non come via di fuga, ma come specchio per ricordarci che non siamo passeggeri alla deriva, bensì custodi di un viaggio cosmico in cui dobbiamo disperatamente tornare a prenderci cura gli uni degli altri.
Di fronte a un’epoca segnata da divisioni feroci e individualismo, qual è il messaggio principale e la consapevolezza che vorresti risvegliare nell’ascoltatore quando si immerge nel “viaggio cosmico collettivo” di “Terrastronave”?
Il messaggio centrale di “Terrastronave” è semplice ma radicale: siamo tutti passeggeri della stessa immensa creatura vivente.
In un’epoca che ci spinge a isolarci e a combatterci, il brano vuole ricordare che l’individualismo è un’illusione ottica. Viaggiamo tutti insieme sulla stessa nave, alla medesima velocità e verso la stessa destinazione cosmica ignota.
La consapevolezza che vorrei risvegliare è che le nostre feroci divisioni perdono di senso di fronte all’immensità del viaggio: su questa astronave nessuno si salva da solo, e l’unica vera bussola per non perdersi nel vuoto resta l’empatia e la connessione umana.
Solo a maggio pubblicavi “Nonostante tutto e tutti”. Che cosa rende “Terrastronave” diverso e così di rottura rispetto al tuo lavoro precedente, sia a livello di produzione sonora che di ambizione visiva, considerando anche l’uso dell’Intelligenza Artificiale nel video?
Tra i due brani c’è un vero e proprio salto quantico, ma sono soltanto strumenti diversi esplorare l’anima umana.. Se Nonostante tutto e tutti esplorava una dimensione più intimista e ancorata a terra, Terrastronave spinge la rotta verso l’infinito, rompendo gli schemi. La produzione abbandona i confini rassicuranti del cantautorato classico per abbracciare un cortocircuito sensoriale. Le fondamenta acustiche vengono avvolte da synth analogici, ritmiche internazionali e frequenze nascoste, creando un paesaggio sonoro molto più stratificato e complesso. Il videoclip fa esplodere i confini della narrazione tradizionale. L’Intelligenza Artificiale non è usata come un semplice espediente estetico, ma come uno strumento narrativo per mostrare il contrasto tra il calcolo freddo del virtuale e la nostra meravigliosa, seppur a volte ridicola, umanità tangibile. È il mezzo perfetto per rappresentare quel “sistema operativo” che filtra la nostra percezione della realtà.
Oltre alla promozione di questo singolo – che immagini già nei live con palchi aumentati e visual interattivi –, quali sono i tuoi prossimi progetti musicali? Dobbiamo davvero aspettarci un intero concept album “astrofisico”?
Assolutamente sì, ma in un formato più concentrato! Sarà un vero e proprio concept, ma declinato in un mini-album di soli tre brani, per mantenere l’impatto e non disperdere l’energia. Uno di questi è già sui banchi di missaggio della nostra navicella e si intitolerà proprio ‘Codici e Costellazioni’.







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