“Parlami” è il nuovo singolo di Lemuri Il Visionario, un brano nato da un’esperienza personale che trasforma la fragilità in consapevolezza. Attraverso una scrittura sincera e immediata, il cantautore racconta la paura dell’isolamento e il percorso che lo ha portato a guardare quella esperienza con occhi diversi. In questa intervista per Evra Press ripercorre la nascita della canzone, il suo processo creativo e il valore che la musica può avere nel dare voce alle emozioni più profonde.
Qual è stata l’emozione predominante durante la scrittura di “Parlami”?
Il confronto con il ricordo, il coraggio di aver affrontato una difficoltà e la successiva consapevolezza di averla superata e trasformata in forza. Spero che Parlami possa aiutare qualcuno a fare la stessa cosa.
Hai scritto il testo di getto: ricordi dove ti trovavi e cosa stavi vivendo in quel momento?
Ero a Roma, nel mio studio, disteso sul mio divano ed immerso in uno dei miei classici momenti di ozio creativo. Per entrare nel mondo della fantasia è necessario non essere impegnati in attività concrete.
Esiste una frase della canzone che ancora oggi ti emoziona particolarmente?
Non lo so, non lo so ma mi sento disperso anche in mezzo a milioni di noi. Vorrei sapere se poi sono il solo a morire di questa paura.
Quanto tempo è passato tra la nascita del brano e la sua pubblicazione?
Non ricordo esattamente ma sicuramente qualche anno.
Hai mai pensato di modificare il testo oppure hai scelto di mantenerne l’immediatezza originaria?
Parlami è uno di quei casi abbastanza rari in cui l’ispirazione è molto precisa, accade in un tempo relativamente breve e la prima stesura richiede pochi aggiornamenti soltanto nei giorni immediatamente successivi.
Cosa significa per te trasformare una fragilità personale in arte?
Essere se stessi ed raccontarsi con sincerità al pubblico.
Ti capita di rileggerti nelle canzoni scritte anni prima?
Direi di si, anche se con le canzoni accade sempre una cosa molto particolare. Dopo alcuni anni smettono di essere tue e diventano e che diventano di tutti. Così dopo un pò, anche l’autore comincia ad ascoltarla in modo diverso e meno personale.
“Parlami” ha cambiato il tuo modo di guardare a quell’esperienza di isolamento?
Assolutamente si. Oggi quando mi trovo nella situazione di essere circondato da molte persone che non conosco mi trovo a non essere più spaventato ma al contrario comincio ad osservare i loro volti cercando di immaginare le loro vite, i loro sogni e le loro destinazioni. Spesso mi capita di guardare qualcuno di loro negli occhi, di sorridere e di essere piacevolmente ricambiato.







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