La scena rock italiana è piena di band che cercano di lasciare il segno, ma poche hanno la storia e la determinazione dei The Fottutissimi. Nati più di 20 anni fa nell’interland Pesarese la band ha sempre cercato di portare il proprio messaggio di ribellione e di ricerca di autenticità oltre il loro alveo di provincia. Se volessimo stigmatizzare la cosa con un slogan, questo sarebbe: “I The Fottutissimi, una storia di rock e ribellione”.
In generale, il loro sound è impregnato di influenze alternative, con testi in italiano che affrontano con sincerità temi come la critica alla società moderna, la ricerca di identità e la ribellione. I loro album, come “One Day”, “Bad Grass Never Dies” e “Rocknroll Guru”, sono stati accolti con entusiasmo dalla critica e dal pubblico e hanno permesso alla band di esibirsi in tutta Italia. Ma i The Fottutissimi non sono solo una band rock, sono anche un gruppo di persone che hanno sempre cercato di vivere la propria vita con passione e determinazione. La loro storia è piena di alti e bassi, di cambi di formazione e di sfide superate, di piccoli insuccessi e di momenti indimenticabili.
Il loro ultimo periodo è stato caratterizzato da una nuova ondata di creatività, con la pubblicazione di singoli come “ChatGPT”, “Padre Nostro” e “Rumore” e da una serie di live caratterizzati dalla presenza di Massimo Cotto. La band, guidata da Lello Landi e Michele Bellagamba, si presenta come una delle fonti più interessanti del rock italiano contemporaneo, capace di coniugare rabbia e ribellione ad una grande sensibilità.
In un momento in cui la musica rock sembra essere in crisi i The Fottutissimi sono un esempio di come sia ancora possibile creare musica vera, autentica e capace di parlare al cuore delle persone. La loro storia è un’iniezione di energia e di speranza per tutti coloro che credono ancora nella potenza della musica come strumento di emancipazione personale. Le loro influenze spaziano da Orwell a William Blake, con suggestioni pseudoscientifiche e riflessioni personali.
Il loro sound è un crogiolo di stili, che va dal rock al punk, con un messaggio che emerge forte e chiaro: la sfiducia verso un sistema che sembra aver perso la sua umanità. Il loro singolo “Limiti” è un esempio perfetto di questo stile, con un messaggio che invita a riscoprire i propri confini e a difendere la propria anima dalla massa informe di dati che pilota le nostre menti. Il brano è tratto dal densissimo album che in questi giorni presentano al grande pubblico con malcelato orgoglio. Dieci brani taglienti, spigolosi, ma razionali ed assolutamente ben prodotti. La voce continua a rimandare ai singoli più ispirati di Filippo Neviani (o NEK, se preferite). Questo però non segna (e non deve farlo) un limite, semmai un rimando prodigioso, che trova sostegno in tutta un’architettura sonora che rende il sound di questa band assolutamente originale, quanto granitico.
Se brani come “Tigre”, “Spettro” e “Il velo di Maja” sembrano essere muri portanti su cui poggiare tutto il risentimento in conto al mondo, “Shout” (storica cover dei Tears For Fears), la già citata “Limiti” e “Sogni appesi” sembrano essere travi sotto cui poterti ritirare quando tutto l’Universo sta collassando.
Ribadisco il concetto già espresso nella recensione de “Il velo di Maya”: questo è un gruppo vero, che ha qualcosa da dire. Se capitano dalle vostre parti, non perdetevi il loro live!
L’album è in uscita il 17 aprile.







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