Con “Disappearing” i Manaus pubblicano un disco crepuscolare e psichedelico, sospeso tra alienazione e desiderio di infinito. Otto brani che si muovono come visioni notturne, tra tensione interiore e smarrimento, lasciando spazio a un’interpretazione libera e personale.
È un lavoro che non offre certezze, ma attraversa emozioni profonde, trasformando lo smarrimento in esperienza condivisa. In questa intervista, la band racconta la genesi del disco e il legame ancora vivo con canzoni che continuano a rappresentare la loro identità artistica.
Che tipo di emozioni volevate trasmettere con “Disappearing”?
Ciao a tutta la redazione e ai lettori, sono Daniel. Disappearing è un viaggio tanto cosmico quanto interiore, è costante tensione tra alienazione e fusione con l’infinito. Otto brani per perdersi o ritrovarsi.
È un disco più notturno o più interiore?
Sicuramente è un disco crepuscolare e psichedelico, dove le allucinazioni incontrano spettri reali.
Quanto conta per voi lasciare spazio all’interpretazione di chi ascolta?
Tantissimo. Noi cerchiamo di raccontare sensazioni attraverso musiche e testi, a volte anche criptici, Sta a chi ascolta la nostra musica filtrarla attraverso la propria sensibilità e attribuirle il proprio significato
Pensate che questo album possa parlare a momenti di smarrimento?
Questo album è esso stesso un momento di smarrimento!
Vi riconoscete ancora in queste canzoni oggi?
Direi assolutamente si. Nel suonarle, per quanto mi riguarda, provo ancora le stesse emozioni di quando le abbiamo scritte, anche se rappresentano un momento preciso della nostra storia continuano a rappresentare ciò che siamo.







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