La bugia del traditore, la verità della donna: Maiisha e il potere sovversivo di “Lingerie”

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La bugia del traditore, la verità della donna: Maiisha e il potere sovversivo di “Lingerie”

Nel panorama musicale italiano, è raro imbattersi in un debutto tanto denso di significati come Lingerie di Maiisha. Più che una canzone, è una dichiarazione di guerra — non tanto contro un uomo, quanto contro un sistema di relazioni che premia l’ipocrisia e punisce la consapevolezza femminile. Pubblicato da Mirò BR Productions e distribuito da ADA Music Italy, il brano si colloca a metà tra l’urgenza narrativa e l’esercizio stilistico: un equilibrio difficile che Maiisha gestisce con impressionante lucidità.

Il testo ribalta completamente l’immaginario dell’amante come figura accessoria, fragile o complice. Qui è lei a condurre il gioco, lei a decidere quando e come finirà. Non c’è ambiguità, ma una chiarezza brutale: la protagonista non è più disposta a chiedere spazio, lo prende. Lo prende con parole affilate, con una voce che sa essere carezza e minaccia, con immagini che evocano il corpo come luogo di potere, non di passività.

C’è un’intelligenza emotiva rara nella scrittura di Maiisha, che riesce a fondere sensualità e rabbia, estetica e messaggio. Lingerie non è un brano d’amore, ma di disillusione; non una ballata, ma un avvertimento. E forse è proprio in questo svelamento, in questo strip-tease emotivo e simbolico, che si nasconde la sua forza più dirompente.

“Lingerie” ha una forza cinematografica, sia nel testo che nella resa vocale. Hai immaginato una sceneggiatura mentre lo scrivevi?
Ricordo quando abbiamo ascoltato il beat, io e gli altri autori. Eravamo già tutti pienamente convinti che ne sarebbe nato qualcosa di meraviglioso. Per ragioni che soltanto l’irrazionale creatività sa dare, l’immagine più insistente che ci appariva nella mente era quella di un’auto, nel pieno della notte e una “coppia”, una coppia appunto, tra virgolette, perché momentanea, provvisoria, e questa enorme voglia di essere messi al primo posto, ma con la consapevolezza che resteremo sempre secondi, sempre “supplenti”, sempre “vice” e mai capi. Da questa presa di coscienza la protagonista decide di attuare una vendetta, non per “tenersi l’uomo” a discapito dell’altra donna, ma abbandonando completamente la situazione dopo mille, inesaudite promesse. Togliersi la Lingerie e lasciarla là dove l’amore si è consumato è anche un po’ un atto simbolico, uno spogliarsi della situazione scomoda ed andare verso una Vita appagante.

Dal punto di vista sonoro, la tua musica sembra sfuggire alle definizioni tradizionali. Come lavori alla costruzione del suono che ti rappresenta?
L’approccio alla costruzione del mio suono è intuitivo e sperimentale. Cerco di sfuggire alle convenzioni tradizionali per creare qualcosa di unico e personale. Inizia tutto da un’idea emotiva, una sensazione o un concetto che voglio esprimere, e poi cerco di tradurlo in suono. La sperimentazione è fondamentale: esploro diversi generi, suoni e tecniche di produzione per capire cosa mi “risuona”.
Fondamentali e rappresentative per me sono le mie stesse voci che talvolta diventano vera e propria musica.

Nella tua biografia parli di musica come arma di resistenza. In che modo questo concetto si applica proprio a “Lingerie”?
Musica come arma di resistenza, in questo caso, significa usare l’emozione e la creatività come strumento di liberazione. Con ‘Lingerie’, la protagonista non cerca la vendetta in senso tradizionale, ma piuttosto si libera dalla prigione di una relazione che l’ha relegata sempre a un ruolo di “secondo piano”. L’immagine di lasciare la lingerie nell’auto del traditore è un atto simbolico di rifiuto, di rinnovamento. Non è solo un gesto di rottura, ma una dichiarazione di indipendenza. La musica diventa il veicolo di questa trasformazione: attraverso il ritmo e le parole, la protagonista riesce a spogliarsi del dolore e ad andare avanti, cercando una vita che la valorizzi davvero. È un inno alla forza e all’autodeterminazione, ed è proprio in questo che la musica si fa resistenza: nel dar voce a chi decide di non arrendersi.

La vendetta, nella tua canzone, non ha nulla di passivo: è elegante, strategica, quasi rituale. Ti ispiri a qualche figura letteraria, artistica o mitologica?
La vendetta nella mia canzone non ha nulla di passivo, ma è un atto di eleganza e strategia, simile a una figura mitologica come Artemide. Lei, dea della caccia e della protezione, rappresenta una forza mai brutale, ma sempre misurata, potente e indipendente. La protagonista di Lingerie non cerca una vendetta distruttiva, ma un gesto calcolato e liberatorio che segna la sua rinascita. Come Artemide, la sua azione è una dichiarazione di potere personale, un movimento silenzioso ma deciso che la riporta alla sua autonomia, lasciando dietro di sé un passato che non la definisce più.

Se dovessi descrivere “Lingerie” con tre colori, quali sceglieresti e perché?
Per descrivere Lingerie con tre colori, sceglierei l’arancione, il nero e il rosso.
L’arancione rappresenta i toni caldi e vibranti del videoclip, con la macchina che gioca un ruolo centrale in quel colore. Il nero simboleggia le ombre, il lato oscuro della relazione e la consapevolezza del tradimento, mentre il rosso incarna la passione e l’intensità emotiva del gesto finale, che segna la liberazione della protagonista. Questi colori insieme catturano l’essenza di una vendetta misurata, ma carica di energia e di trasformazione.

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