Con Quando il cielo collassa, Max Deste porta a compimento la trilogia Il diario come rimedio al disagio attraverso un romanzo che sembra voler mettere in discussione, insieme al destino dei propri personaggi, la natura stessa della narrazione. Dietro la cornice distopica e il dialogo con l’intelligenza artificiale e la meccanica quantistica, si nasconde infatti una delle dimensioni più interessanti dell’opera: quella metanarrativa.
Il romanzo non si limita a raccontare. Continuamente si interroga su che cosa significhi raccontare, su quali siano gli ingredienti necessari per costruire una storia e persino sull’eventualità che il romanzo, così come lo conosciamo, abbia esaurito alcune delle proprie possibilità.
Emblematico è l’incontro con James Joyce. Lo scrittore irlandese non compare semplicemente come citazione colta o omaggio letterario: diventa interlocutore di una discussione sulla possibilità di creare il romanzo perfetto, un’opera capace di superare le forme tradizionali e di anticipare ciò che molto più tardi chiameremo postmoderno.
Attorno a questa ricerca compaiono altre figure fondamentali della letteratura e del pensiero novecentesco: Hermann Hesse, Ignazio Silone, Jean-Paul Sartre, Louis-Ferdinand Céline. La Storia della letteratura entra così nella finzione, mentre la finzione pretende di insinuarsi nella Storia.
Ma la metanarrazione non riguarda soltanto gli scrittori incontrati dal protagonista. È inscritta nella struttura stessa dell’opera.
Il protagonista lavora inizialmente a un manoscritto smisurato, di circa duemila pagine. Cerca di ridurlo a cinquecento, nella speranza di salvarne l’essenza. Poi comprende che quell’edificio narrativo non regge più. Lo distrugge. Straccia il romanzo e ricomincia da zero.
È uno dei gesti simbolicamente più forti dell’intera opera: distruggere una storia significa anche liberarne i personaggi dal destino che era stato scritto per loro. Riscrivere diventa allora concedere loro una seconda possibilità, quasi che l’autore potesse riaprire ciò che sembrava ormai definitivamente collassato.
Qui la dimensione metanarrativa incontra quella quantistica. Se più possibilità possono idealmente coesistere prima che una di esse venga scelta, anche il personaggio potrebbe contenere molte vite possibili prima che lo scrittore ne fissi una sulla pagina.
E Quando il cielo collassa moltiplica continuamente questi giochi di specchi.
Nel piano futuro, alcuni sopravvissuti trovano infatti un manoscritto inedito. Cominciano a leggerlo e, attraverso la loro lettura, quella storia torna a esistere. Il romanzo che noi stiamo leggendo contiene dunque lettori che leggono un altro romanzo, il quale progressivamente sembra spiegare il mondo nel quale quegli stessi lettori stanno vivendo.
Una vera mise en abyme, nella quale diventa sempre più difficile stabilire quale racconto contenga l’altro.
I due piani narrativi sembrano allora comportarsi come i due lati di un buco nero: separati da un confine apparentemente invalicabile e tuttavia misteriosamente comunicanti. Informazioni, memorie, personaggi e possibilità sembrano attraversare quella frontiera, mettendo continuamente in crisi la linearità del tempo e del racconto.
Ma Deste compie un ulteriore passo. A essere messa sotto processo è anche l’industria del libro.
Che cosa accadrebbe se il libro, inteso come oggetto e prodotto, scomparisse? Resterebbe la letteratura?
La risposta proposta dal romanzo è radicale e, paradossalmente, antichissima: tornare all’oralità.
Una persona racconta. Un’altra ascolta. La storia esce dalla pagina e torna alla voce, recuperando qualcosa che precede Gutenberg e persino la scrittura. In questo passaggio viene simbolicamente abbattuta anche la quarta parete: il lettore non è più soltanto destinatario passivo dell’opera, ma diventa parte del meccanismo che permette alla storia di continuare a esistere.
Leggere, raccontare, ricordare diventano così forme di resistenza.
Ed è significativo che, alla fine di questo labirinto di racconti, manoscritti, diari, riscritture e memorie, emerga proprio un’intelligenza artificiale con il compito di tenere il diario che ricompone il tutto.
La macchina non sostituisce quindi semplicemente l’uomo. Assume una funzione collaborativa: raccoglie, conserva, collega. Diventa custode di una narrazione generata dall’esperienza umana.
Ed è forse qui che Quando il cielo collassa trova una delle sue contraddizioni più fertili. Dopo aver difeso per centinaia di pagine la scrittura, la lettura e il racconto come strumenti attraverso cui l’essere umano conserva la propria identità, il romanzo affida proprio a una macchina il compito di custodirne la memoria.
Chi è, allora, l’autore?
Chi ha vissuto la storia? Chi l’ha scritta? Chi l’ha riscritta? Chi ha trovato il manoscritto? Chi lo legge? Chi lo racconta? Oppure l’intelligenza artificiale che, alla fine, raccoglie i frammenti e li trasforma in diario?
Quando il cielo collassa evita deliberatamente una risposta definitiva.
Perché il suo vero protagonista potrebbe non essere nessuno degli uomini e delle donne che attraversano le sue pagine.
Il vero protagonista è il racconto stesso.
Un racconto che viene scritto, mutilato, distrutto, riscritto, ritrovato, letto ad alta voce e infine affidato alla memoria di una macchina.
E forse il “romanzo perfetto” cercato ossessivamente all’inizio non può esistere proprio perché nessuna storia è definitiva. Ogni volta che qualcuno la racconta, qualcosa cambia. Ogni lettore apre una possibilità differente.
È questa la vertigine più affascinante di Quando il cielo collassa: mentre racconta la possibile fine di un mondo, il romanzo continua ostinatamente a interrogarsi su come sia ancora possibile raccontarne un altro.
Quando il cielo collassa, quinto romanzo di Max Deste e terzo capitolo della trilogia Il diario come rimedio al disagio, è disponibile dal 1° maggio in tutte le librerie e negli store online.
Autore: Max Deste — Titolo: Quando il cielo collassa — Editore: Ikonos, Bergamo — Anno: 2026, pp. 224
Amazon: https://www.amazon.it/dp/B0GXX55WRJ
IBS: https://www.ibs.it/quando-cielo-collassa-libro-max-deste/e/9791282102193
A partire dal 6 maggio è iniziata la prima parte del tour di presentazioni, che toccherà diverse città tra Ticino e Nord Italia, con incontri che uniranno letture sceniche, dialogo con il pubblico e momenti musicali.
Biografia
Massimiliano De Stefanis, in arte Max Deste, è poeta e romanziere, oltre che critico, traduttore, cantautore e docente. Laureato in Lettere, ha collaborato come assistente all’Università di Losanna e come ricercatore al FNS, occupandosi in particolare della forma romanzo tra Otto e Novecento. È ideatore e coordinatore di progetti educativi e culturali legati alla scrittura, al teatro, ai social, alle nuove tecnologie e alla meditazione; per sette anni è stato inoltre direttore di un centro di meditazione, proponendo corsi e percorsi formativi. Le sue opere letterarie e musicali esplorano il rapporto tra memoria, identità e linguaggio e sono state presentate in librerie, scuole ed eventi culturali tra Svizzera e Italia.
Nel 2006 ha pubblicato Chiarori in una notte senza stelle, vincitore del primo premio del concorso poetico promosso dal gruppo editoriale La Repubblica–L’Espresso. Ha inoltre tradotto la biografia di Madame de Staël (2007) e pubblicato i romanzi Show Surprise (2013), Segui il tuo respiro (2017), Il desiderio di cadere (2022) e Lasciare andare (2024), riscritto nel 2026 in inglese e in francese con i titoli What I Could Not Leave Behind e Ce qui reste. È autore della trilogia teatrale per ragazzi Le metamorfosi (2011), delle colonne sonore Rumore e Omaggio al poeta, e di diversi album musicali. Ha inoltre pubblicato il saggio letterario Una lettura di Fontamara (2004) e il saggio storico-pedagogico Introduzione ai giochi pubblici nella Roma antica (2007).
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