Per EVRA PRESS, Carmen Ferrante racconta “Amore Clandestino” con un approccio diretto e profondamente personale, trasformando un’esperienza intima in una riflessione più ampia sulle relazioni tossiche, sulla fragilità emotiva e sul bisogno di riconoscersi anche dentro il dolore. Il singolo nasce come un flusso di coscienza sincero e senza filtri, capace di muoversi tra tensione, vulnerabilità e consapevolezza, mantenendo sempre una forte intensità emotiva.
Nel corso dell’intervista, l’artista approfondisce il significato del titolo, il lavoro sonoro costruito insieme a Dima e il delicato equilibrio tra luce e oscurità che attraversa il brano. “Amore Clandestino” diventa così non solo il racconto di una ferita, ma anche il simbolo di una possibile risalita, un invito a guardarsi dentro senza paura. Il singolo rappresenta inoltre un nuovo tassello verso il primo album di Carmen Ferrante, un progetto che promette di raccogliere tutte le sfumature del suo universo artistico e umano.
Il titolo è molto evocativo: quando hai capito che sarebbe stato “Amore Clandestino”?
L’ho capito fin da subito e non ho mai avuto il minimo dubbio a riguardo. Oltre al significato profondo di cui parlavamo, cercavo una parola che avesse una sua precisa musicalità. Il termine ‘nascosto’ lo trovavo banale, piatto; ‘clandestino’ ha invece un suono forte, tagliente, che evoca subito un senso di urgenza e di pericolo. Si incastrava perfettamente con l’andamento ritmico del brano e restituiva fin dal titolo quella sensazione di qualcosa che non dovrebbe esistere, ma che consuma tutto in segreto.
Quanto è stato difficile raccontare una storia così intima senza filtri?
In realtà, scrivere il brano non è stato difficile. È nato di getto, come un flusso di coscienza in cui mettevo nero su bianco la mia decisione di restare ancora dentro quel circuito malato. La vera sfida è stata il tempo: ho scelto di regalarlo al pubblico solo quando l’avevo già superata, e per arrivare a quella distanza ci sono voluti tre anni.
Se ho avuto paura del giudizio della gente? Assolutamente no. So bene che ci sarà chi si ritroverà in queste parole, chi avrà la sensibilità di capire e chi, invece, giudicherà a prescindere. Non si può piacere a tutti e va bene così. Non ho pubblicato questa canzone per ricevere approvazione, ma per scuotere le coscienze di una società troppo abituata a puntare il dito senza mai interrogarsi sui perché.
Il brano sembra sospeso tra luce e oscurità: come hai costruito questa dinamica? Il lavoro con Dima ha influenzato anche il tuo modo di scrivere?
Con Dima abbiamo lavorato ossessivamente proprio sul concetto di “sospensione”. Volevo che la musica ricostruisse la tensione emotiva di quel periodo: quel modo di sentirmi sempre tesa, sfibrata, costantemente nervosa. Il brano vive di questo contrasto. Si apre e si chiude con la stessa melodia sospesa, che si fa portavoce di una scelta difficilissima. Il giro armonico delle strofe riflette l’instabilità e l’imprevedibilità del quotidiano, che però diventa tragicamente prevedibile quando ti trovi davanti alla persona amata.
Il ritornello, invece, esplode con un’apertura ritmica e sonora importante, ma attenzione: non è l’apertura della libertà. È un’esplosione che sottolinea la volontà di restare, la decisione consapevole di rimanere in quella prigione. È il momento in cui accetti l’Inferno perché, in quegli istanti, ti sembra l’unico posto in cui puoi stare. Eppure, non è un brano che lascia un senso di sconfitta, anzi. È una fotografia del fondo, ma il fatto stesso che io sia qui a raccontarlo dimostra che si può risalire. È un invito a guardare il buio, a guardarsi dentro e a volersi bene per trovare la spinta e tornare a galla.
Che importanza ha la sincerità nella tua musica?
La sincerità per me non è una scelta stilistica, è l’unica opzione possibile. Carmen artista e Carmen nella vita reale sono esattamente la stessa persona: non mento mai alla musica. Anzi, dico sempre che per capire chi sono davvero, basta ascoltare le mie canzoni.
Tutto ciò che metto nei testi è tutto ciò che vivo o che ho vissuto in passato. Scrivo nello stesso identico modo in cui affronto la vita: di petto, a volte con ironia, altre con un romanticismo estremo. Ogni canzone è un pezzo di me, una sfumatura del mio percorso. So bene che c’è chi coglierà queste sfumature e chi no, ma è assolutamente normale: non si può piacere a tutti, e la mia priorità non è il consenso, ma la verità.
Questo singolo apre a un progetto più ampio?
Assolutamente sì. Insieme al singolo precedente, “Diamanti” , anche questo nato dalla collaborazione con Dima , “Amore Clandestino” aggiunge un tassello fondamentale verso il mio primo album.
Il disco sarà un mosaico di tutte le mie sfumature e non vedo l’ora di regalare al pubblico ogni singola parola che ho da dire.







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